Emeute à Mogadiscio – 9 juin 2011
Somalia, terremoto nei vertici istituzionali Manifestazioni e scontri a Mogadiscio
repubblica.it
9 06 2011
Il capo dello Stato e quello del Parlamento hanno fatto blocco per imporre le dimissioni, entro trenta giorni, del primo ministro di transizione. La notizia ha indotto alla protesta i sostenitori del laico Mohamed Abdullahi Mohamed di fatto estromesso dagli altri due esponenti dello Stato di estrazione culturale islamica. Il ruolo, giudicato « opaco » dell’inviato delle nazioni Unite. L’Associazione Migrare: « Uscire dal vicolo cieco »
ROMA – La Somalia sembra destinata ad un’infinita instabilità. Nella capitale Mogadiscio ci sono state manifestazioni e scontri quando si è diffusa la notizia del rinvio delle elezioni e l’estenzione all’agosto del 2012 dei poteri del Parlamento e del Capo dello Stato, e delle dimissioni imposte al primo ministro del governo di transizione, Mohamed Abdullahi Mohamed, entro 30 giorni. I due principali artefici di questa decisione sono stati il presidente Sheikh Sharif Ahmed e il presidente del Parlamento Sharif Hassan Sheikh Aden. Tutto è avvenuto a Kampala (in Uganda) davanti al presidente Yoweri Museveni (che a Mogadiscio ha inviato 5.000 uomini del contingente delle Nazioni Unite) e all’inviato dell’Onu in Somalia, Augustine Mahiga, da più parti considerato persona opaca, o per lo meno incapace finora di promuovere l’unità del paese, martoriato da 20 anni di guerra civile.
« Abbiamo concordato di rinviare le elezioni del presidente e del presidente del Parlamento, così come dei loro vice, di dodici mesi, dopo agosto » si legge nel testo dell’accordo firmato dai due leader, che di fatto hanno estromesso l’attuale primo ministro del governo di transizione, un laico che per anni ha vissuto negli Stati Uniti. Dopo…











